Tante risate per una caduta bizzarra

Ho raccontato milioni di volte questa storia ai miei amici e puntualmente, come del resto si ci aspetterebbe, la reazione è sempre la stessa: ridono di gusto deformando la loro faccia con delle smorfie a loro volta esilaranti. Niente però potrà mai cancellare dalla mia mente l’immagine del volto della mamma e della sua espressione quando era lì con me. L’unica che può dire di aver assistito dal vivo a ciò che è successo quella sera.

Ma facciamo il punto della situazione. Il problema è che io ho i piedi tondi. Sissignore, i piedi tondi! Non passano più di due settimane senza che io faccia una qualche strabiliante caduta. L’unica mia fortuna (e ripensandoci non riesco davvero a capire come sia possibile), è che ne esco sempre perfettamente incolume. Credo che Dio abbia fatto spesso gli straordinari per impedire più volte che mi rompessi l’osso del collo; ciò che invece non potevo evitare erano le risate in sottofondo di chi in quel momento si ci trovava.

Ma ritorniamo a questa storia in particolare. A distanza di anni rimane sempre, a mio parere, la caduta più bella del mio repertorio; ed è per questo che ho deciso di raccontarvela.

Avevamo appena finito di cenare. Ricordo con gioia che la mamma aveva deciso di fare i suoi famosi cestini di parmigiano. Ad ogni modo, dopo aver sparecchiato la tavola le feci compagnia mentre lavava i piatti. Mia madre ha l’abitudine di riempire le vasche del lavandino piene d’acqua per insaponare e sciacquare le stoviglie, e quando cercava di sbrigarsi qualche schizzo arrivava sempre. Mentre me ne stavo lì, avevo completamente ignorato il fatto che spostando i piatti da una vasca all’altra si stava formando un “laghetto” sul pavimento vicino ai miei piedi.

Quando feci un passo avanti misi il piede sulla pozza finendo per scivolare in avanti. Ero inevitabilmente rassegnata all’imminente caduta ma con mia sorpresa, mi bloccai col viso a circa due centimetri dal pavimento. Come era possibile? In pratica sia l’elastico dei pantaloni del mio pigiama che quello delle mie mutande (ancora oggi non riesco a spiegarmi come sia successo), durante lo scivolone si sono impigliati ad un pomello, lasciandomi letteralmente “appesa” allo stipetto della cucina.

<<Lucie! Ma come diavolo hai fatto?>>

La mamma rimase quasi scioccata da quel susseguirsi di eventi.

<<Non ne ho idea. Aiutami non riesco a muovermi.>>

Ed era vero diamine! Non riuscivo a muovere un muscolo in quella posizione! Gli elastici impigliati mi tenevano sospesa con le gambe in aria e la faccia quasi spiaccicata al pavimento. Per non parlare poi del fatto che le mie chiappe erano rimaste al vento! Era più che imbarazzante. E non potevo fare niente per tirarmene fuori.

<<Come sarebbe a dire che non riesci a muoverti?>>

<<Non tocco terra e non so come liberarmi. Mamma sbrigati!>>

La mamma si allontanò dallo stipetto e iniziò a scrutare attentamente quella scena così assurda. Subito dopo scoppiò a ridere. Una risata che non poteva controllare e che le fece scendere perfino qualche lacrima. Ammetto che dovevo essere buffa in quella posizione, ma iniziavo davvero a spazientirmi. Di certo non potevamo stare lì tutta la notte; e ci sarei rimasta tranquillamente se nessuno mi avesse aiutato.

Continuò a ridere, e non la faccio esagerata, per almeno un quarto d’ora prima di riprendersi e ritrovare la serietà. Poi finalmente si decise a liberarmi. Togliermi da lì fu ancora più assurdo di come finii impigliata. Cercai di fare peso sulle braccia mentre la mamma cercava di liberarmi le gambe e alla fine riuscii ad arrivare per terra senza farmi male.

Mentre me ne stavo seduta ripensai allo spettacolo comico che dovevo essere per chi mi guardava da fuori e finii per scoppiare a ridere anche io di tutta la faccenda.

È una caduta che ne io ne lei dimenticheremo mai. Nonostante io l’abbia raccontata praticamente a chiunque provocando grasse risate, nessuno potrà mai capire realmente la situazione tranne me e mia madre, o forse addirittura soltanto lei. L’unica cosa di cui mi rimprovero adesso è di non aver pensato di dirgli di prendere il mio cellulare e di scattarmi una foto.

 

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Peach ❤

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