Uno, nessuno e centomila… chi conosce realmente se stesso?

Chi può meglio conoscere il nostro intimo essere se non noi stessi? Eppure fare i conti con la propria personalità non sempre risulta facile. Dopotutto è sempre stato risaputo che i giudici più severi delle nostre azioni siamo proprio noi. Uno, nessuno e centomila, si basa proprio su questo. Riflettere sul proprio io e sulle sue infinite sfaccettature.

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Trama:


Vitangelo Moscarda (il nostro curioso protagonista), all’inizio del romanzo si ritrova davanti allo specchio osservandosi. In quel momento la moglie per la prima volta dopo tanti anni, gli fa notare un piccolo difetto fisico di cui lui non si era mai fatto cura: il suo naso pende leggermente verso destra.

Lei non poteva immaginare che quella piccola osservazione apparentemente insignificante, avrebbe scatenato in Vitangelo delle reazioni che avrebbero sconvolto la sua esistenza. Egli si rende conto grazie a quel piccolo difetto, che ciò che di lui conoscevano gli altri era completamente diverso da ciò che lui credeva di conoscere di se stesso. Iniziano così i suoi interrogativi e le sue riflessioni. Si rende conto di aver sempre portato centomila maschere a seconda di chi lo osservava e di che idea se ne faceva conoscendolo.

Successivamente egli tenta anche di rompere l’illusione di queste maschere commettendo azioni per lui insolite, che lo accompagnano in questo cammino sulla strada della follia.

 

“Lasciatemi dire un’altra cosa, e poi basta. Non voglio offendervi. La vostra coscienza, voi dite. Non volete che sia messa in dubbio. Me n’ero scordato, scusate. Ma riconosco, riconosco che per voi stesso, dentro di voi, non siete quale io, di fuori, vi vedo.”

 

Ciò che io penso:


Ho deciso di comprare e leggere questo libro per sfamare la mia curiosità. Ho studiato Pirandello in maniera più approfondita neanche un anno fa, e leggendo alcuni dei suoi scritti dai miei libri di scuola ho avuto il desiderio di poter capire meglio ciò di cui stavamo parlando.

Ne sono state rilegate moltissime edizioni. Io ho deciso di pubblicare la copertina dell’edizione da me letta.

Uno nessuno e centomila è uno dei romanzi più famosi, in cui (insieme a “Il fu Mattia Pascal”), viene riassunto il più celebre pensiero di Pirandello riguardante le forme a cui l’uomo è sottoposto. Il protagonista del romanzo capisce di non essere una singola persona uguale per tutti; ma assume un aspetto diverso che cambia in base alle varie relazioni intraprese con la gente. In questo modo è come se egli fosse non uno, ma centomila persone diverse. Ciò che è da notare è che tutte queste identità sono però fittizie e prive di consistenza, e che lo rendono di conseguenza nessuno. Nessuno può conoscere realmente il vero essere di quell’uomo basandosi sulle proprie percezioni, neanche Vitangelo stesso.

Questi però sono concetti saputi e risaputi grazie agli studiosi della letteratura e ai loro libri di testo. Chi più chi meno tutti imparano a conoscere i concetti base del pensiero Pirandelliano a scuola, ma posso dire che leggerli e poterli interpretare personalmente è tutta un’altra storia.

La prima cosa che voglio dire è che è una lettura abbastanza pesante e complessa. E non soltanto per via del linguaggio e dei termini fatti presenti dalle note; ma anche perché non si tratta di una semplice narrazione. Io definirei il romanzo un’esperienza riflessiva. La maggior parte del libro infatti è costituito da dei lunghi monologhi di riflessioni che il protagonista fa sia con se stesso che con i lettori, usando addirittura una sorta di provocazione. Per come io ho affrontato questa lettura, credo che l’intento di Pirandello sia proprio quello di spingere il lettore a cercare di comprendere la “sua realtà delle cose”, dicendogli che deve svegliarsi dalle illusioni dategli dalla propria coscienza e capacità di giudizio.

Partendo dal presupposto che questo non è proprio il mio genere di letture, non posso però non dire che è stata un’esperienza letteraria davvero molto interessante e che è stata capace di affascinarmi. Mi sono lasciata guidare dalle indicazioni dell’autore per poter poi arrivare alla conclusione che, per quanto tutto questo suo complesso esistenzialismo possa essere per lui negativo e oppressivo, ha però pienamente ragione. Seguendo tutti i suoi ragionamenti così articolati, nessuno potrebbe mai pensare che ciò che ha scritto siano soltanto fisime sociali. Tutto si concentra poi nel convivere con questa consapevolezza e nel rapportarsi ad essa.

I monologhi diretti al lettore, strutturati quasi come se si trattasse di una semplice chiacchierata a tu per tu, sono la cosa che più mi ha sorpresa di questo romanzo e che ho davvero apprezzato. C’è anche da dire che il libro in se per se è breve e quindi non rischia di stancare il lettore con tutte queste riflessioni.

Personalmente vorrei tanto che più persone potessero interessarsi ai classici della letteratura e affrontare letture come questa, anche solo per confrontarsi con se stessi. Se avete la possibilità di leggere questo libro vi consiglio vivamente di farlo, dato che io lo considero anche come un momento di crescita personale.

 

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Peach ❤

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